Sanità

Saltamartini: liste di attesa e mobilità passiva, ecco la verità

Nei giorni scorsi sono state avanzata sulla stampa critiche alla gestione della Sanità Marche in funzione dei dati del rapporto fondazione Gimbe secondo cui le Marche avrebbero recuperato solo il 54% delle prestazioni sanitarie saltate in periodo covid. Di seguito il dettaglio dello stato dell’arte con l’assessore Filippo Saltamartini.

“Premesso che la Regione Marche è una Regione benchmark sui Lea Livelli essenziali assistenziali e per questa ragione riceverà un premio aggiuntivo nel trasferimento statale 2023 (di questo si è discusso nella Conferenza sanità della Conferenza delle Regioni della scorsa settimana in cui sono state individuate le 5 Regioni Lombardia, Emilia, Marche, Toscana e Veneto) si deve ora confutare e integrare alcune informazioni diffuse su vari media.

Nel 2022 il finanziamento per il recupero delle Liste LEA degli anni Covid era pari per le Marche a 12.861.641 MLN di €. Somma suddivisa tra le 4 ex Aziende sanitarie (Asur, Inrca, Torrette e Marche Nord).

Per questa finalità le Aziende hanno speso 4.630.191 euro, con diversificazione della finalizzazione in relazione ai bisogni sanitari da soddisfare (si passa dall’impiego del 100% della somma di Marche Nord permle Liste di attesa, all’impiego per altre finalità da parte di Asur).

Il Ministero della sanità aveva autorizzato le Regioni a impiegare le somme non utilizzate nei Lea anche per altre finalità sanitarie.

Nelle Marche gli € 8.231.450 restanti dal finanziamento statale, hanno cofinanziato il costo di € 73.972.598 per Farmaci innovativi per oncologia, diabete ed altre patologie gravi, coprendo la differenza con il finanziamento ministeriale che era stato solo di € 28.648.004 .

Non è vero quanto è stato riportato che sono andati persi Milioni di finanziamento.

È vero il contrario che per garantire la vita, la salute e una cura adeguata alle patologie come i tumori, le Marche hanno raddoppiato il finanziamento di cura con farmaci innovativi ma particolarmente costosi rispetto al contributo statale di € 28.648.004 .

Non è neppure vero il limite che Gimbe attribuisce alla spesa nelle strutture convenzionate.

La regione Marche è stata chiamata durante il Gabinetto Draghi a rispettare le norme sulla spending review del 2015 che il precedente esecutivo regionale aveva superato, costringendo a rientrare nei tetti di spesa.

Le norme di spending review del 2015 hanno posto un limite ai privati convenzionati e dispongono che la spesa per attività ospedaliera e ambulatoriale non potesse essere superiore a quella del 2011, ridotta del 2% (pari a : osped. = € 111 milioni e amb = € 25 milioni per un totale di € 133 Milioni). Tale limite è stato riderminato dalla normativa statale in euro 136 milioni dall’anno 2020.

Si è così avviato un piano di rientro che ha dovuto tener conto di entrambe le disposizioni: la spending e il finanziamento delle Liste di attesa e la possibilità di impiegare le somme verso altri servizi sanitari non meno essenziali come le cure di cui si è detto.

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