Sanità

“Riforma, nessuno schiaffo a Pesaro. Sono garantite tutte le specialità”

L’azienda ospedaliera diventa Ast: l’assessore Saltamartini illustra la nuova organizzazione sanitaria «Eliminiamo duplicazioni amministrative e inutili contrapposizioni. I direttori? Vanno pagati di più»

Assessore Saltamartini, perché la provincia di Pesaro e Urbino, unica nella regione, perde l’azienda ospedaliera?
«La provincia di Pesaro e Urbino non perde nulla perché l’azienda ospedaliera viene inglobata nella costituenda azienda sanitaria territoriale mantenendo le sue professionalità e le sue specializzazioni. Con questa riforma Marche Nord si allarga al territorio, creando le condizioni per un aumento di servizi. Anche perché abbiamo visto che molte delle inefficienze derivavano proprio da questa dicotomia tra l’ospedale e il territorio, che andiamo a superare».

Ma questa dicotomia esiste solo per noi? Ad Ancona le aziende ospedaliere non vengono toccate.
«È diverso. L’lnrca è un ente di ricerca nazionale, non è del territorio. Torrette non è l’ospedale di Ancona ma è l’ospedale di secondo livello di tutta la regione».

L’azienda ospedaliera era nata con la funzione di limitare la mobilità passiva. A proposito, quanto pesa sui bilanci?
«Circa 40 milioni di euro, il dato è regionale ma sostanzialmente riguarda la provincia di Pesaro e
Urbino perché altrove la mobilità è in attivo».

Non crede che questa trasformazione in Ast ne ridurrà ulteriormente l’attrattività?
«Noi ragioniamo sulla base del fabbisogno del territorio. Abbiamo visto che la domanda dei cittadini della provincia non è di prestazioni ad altissima specializzazione, ma di livello più basso. Ecco perché è importante allargarsi al territorio».

Rossini della Cgil suggeriva una fusione per incorporazione di Marche Nord in Torrette.
«Torniamo al discorso di prima. La domanda dei cittadini di Pesaro non è di prestazioni di secondo livello. Vogliono Tac, Risonanze, prestazioni oculistiche… »

C’è un forte squilibrio di posti letto e dunque di offerta sanitaria tra le province marchigiane, dove Pesaro e la passa peggio di tutti. In numeri assoluti sono circa 350 posti letto in meno. Praticamente un altro ospedale. Come contate di riequilibrare l’offerta?
«Torniamo al fabbisogno: qual è la domanda sanitaria? Posti letto per acuti? Non credo. Il nostro territorio è caratterizzato da una popolazione anziana che necessita di ricoveri per post acuti, Rsa, cure intermedie. Perché mancano le strutture. In questo la nostra azione è molto aiutata dal Pnrr che con gli Ospedali e le Case di comunità va nella stessa direzione. Se serviranno più posti letto la risposta sarà chiara».

L’azienda ospedaliera ci garantiva di avere specialità di secondo livello. Che fine faranno? Nell’Ast non può esistere un ospedale di secondo livello.
«Le specialità restano. D’altronde non abbiamo fatto un investimento con 41 posti letto di Terapia intensiva per dismetterli una volta passata l’emergenza Covid. Quei posti letto saranno a
supporto delle cure ad alta intensità e serviranno a potenziare Pesaro, che è la provincia più estesa e produttiva delle Marche e merita una sanità di alto livello».

Avremo tre ospedali più Pergola (sede disagiata) in un territorio dall’orografia complessa. Siamo in grado di gestire una rete organizzativa, informatica di altissimo livello?
«Dobbiamo certamente superare un gap che è quello dell’lct, ovvero le tecnologie dell’informazione e della comunicazione su cui siamo molto arretrati. In questo ci aiuta ancora il Pnrr con la telemedicina, il Fascicolo sanitario elettronico, le équipe territoriali…»

Per tre ospedali il costo gestionale è più alto rispetto a un modello centralizzato.
«Non sono d’accordo perché andiamo ad eliminare duplicazioni amministrative».

Però aumentano i direttori generali da 4 a 7, con tutte le strutture rafforzate, gli uffici tecnici e quant’altro.
«Il direttore di Area vasta guadagna come un direttore generale. Più che altro secondo me dovremo aumentare i compensi dei dirigenti per essere competitivi sul mercato. lo vorrei manager di livello nazionale, ma al momento con i nostri compensi siamo fuorigioco».

Non si possono avere più di 2 ospedali di primo livello nel territorio. Con Pesaro, Fano e Urbino siamo a tre. Qualcuno sarà declassato? Fano che fine farà?
«Nessuno sarà declassato, perché sono ospedali che si realizzano e si completano insieme. Per Pesaro il ministero ha validato l’impostazione organizzativa di un presidio ospedaliero di primo livello su tre plessi: San Salvatore, Muraglia e Fano. E questo si mantiene, secondo un discorso di integrazione tra specialità».

Intervista estratta da pagina 36 de Il Resto del Carlino del 08/07/2022

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